riflessione su matteo 14:22-35....

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riflessione su matteo 14:22-35....

Messaggio  seforina il Sab Dic 04, 2010 12:05 pm

Questo brano ci spinge a credere che il Signore è con noi e la sua presenza è fonte di speranza. Come con Pietro egli ci chiama: “Vieni!”, e ci invita ad affrontare il mare in tempesta, le avversità e i problemi umani, pastorali e culturali che scuotono la barca in questo tempo. E’ necessario mantenere lo sguardo fisso su di Lui, se vogliamo resistere ai venti contrari e non cedere alla paura di affondare. È vero, il mondo che ci circonda appare a volte impermeabile, con la sua indifferenza, e la carica dirompente dei suoi messaggi sembra prevalere sulla voce del Vangelo.
Ma la prima preoccupazione che dovremmo avere non è tanto quella di guardare al mondo, quanto di verificare la qualità della nostra fede e la santità della nostra vita. E’ ciò che Gesù rimprovera a Pietro che, spaventato dalle onde in tempesta e vedendo il vento contrario, sprofonda perché viene meno in lui la fede: “Uomo di poca fede perché hai dubitato?” la Parola di
Dio è lì, sempre pronta a ricordarci che solo credendo in Cristo possiamo resistere alla tentazione dello scoraggiamento e della sfiducia, come mi scrive questo giovane universitario:

“Da quando ho cominciato il mio cammino di cristiano, ormai dieci anni fa (ho ricevuto il Battesimo da ragazzo), ho il grande desiderio di conoscere la volontà di Dio su di me. Credo che questo sia possibile solo a condizione di abbeverarsi di continuo alla parola di Dio, agli insegnamenti del Vangelo, per tendere a quella conversione che può trasfigurare la mia vita e aprirla al suo amore.
Ho sempre pensato che l’annuncio del Vangelo non debba essere solo la presentazione di una dottrina, ma la rivelazione di un disegno d’amore e di vita fraterna che Dio ha su di me.
Come giovane sento di essere disposto ad investire con generosità e operosità energie, se sperimento che ciò che mi si chiede ha un senso per la mia vita. Mi pare di cogliere oggi nella realtà giovanile una povertà esistenziale in contrapposizione alla ricchezza di risorse non valorizzate. Credo che la Chiesa debba alzare il tiro, nel senso di non aver paura di chiedere tanto al giovane, proponendogli un Vangelo impegnativo ed esperienze forti che esigono coraggio nelle scelte e caparbietà nel seguirle e portarle a termine. Allora il Vangelo interessa più di quanto si creda e il giovane sente che ha valore per la sua vita.”

seforina

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